Che diremmo se avessimo un familiare con un diverso orientamento sessuale?

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Vorrei che lui si affermasse nella società con le sue qualità e la sua serietà; mi dispiacerebbe vederlo con omosessuali esibizionisti, sguaiati e volgari, che la gente non sopporta.

Caro padre, sono un ragazzo sveglio, di bell’aspetto, laureato e professionalmente realizzato. Ho avuto una bella infanzia fatta di amici, sport e primati scolastici. I problemi sono iniziati nella tarda adolescenza, quando ho iniziato a capire, senza accettarlo, di essere diverso da come la società, la famiglia e la scuola volevano che fossi. Fragile, ho pensato con insistenza al suicidio, e a fasi alterne, anche a farmi prete.
Cresciuto in un ambiente molto cattolico, ero il primo a non riuscire ad accettarmi per quello che ero, e a sforzarmi di apparire come tutti mi volevano, nascondendo il doloroso disagio che mi agitava. Ho mentito e spezzato il cuore a diverse ragazze, ritrovandomi poi sempre a ingannare e a far del male anche a me stesso. Finalmente, verso i 25 anni, un incontro casuale con un’anima sofferente come me mi ha aperto definitivamente gli occhi sulla mia affettività omosessuale.

Non ho smesso di essere cristiano né di amare i miei genitori; non ho smesso di lavorare sodo né di essere un “bravo ragazzo”; non ho smesso di preferire i libri, la musica, gli abiti e gli interessi che già preferivo. Ho semplicemente deciso di vivere la mia condizione che, di certo, non ho voluto e in nessun modo scelto. Questo credo mi renda una persona migliore anche agli occhi di Dio. Non ho ancora avuto il coraggio di rendere partecipi tutte le persone che amo del mio vero essere, ma so che si tratta di un percorso graduale.

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Claudia, nonna “part time”

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Si considera una nonna “part time”, visto che, oltre a prendersi cura della nipotina, ha ancora il suo lavoro e poi parecchie altre attività in parrocchia.
Claudia Zacchei, insegnante di scuola elementare, descrive così il suo “mestiere” di nonna:
«Ho orari fissi, quindi una certa responsabilità e si può dire che il mio tempo libero dipenda dall’organizzazione familiare di mia figlia. Però fare la nonna è un piacere immenso, e qualcosa che si sceglie proprio per il piacere che dà, anche quando è piuttosto impegnativo».

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Tutto sotto controllo di mamma e papà

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Due terzi dei genitori italiani, francesi, inglesi e tedeschi sostengono di esercitare un’influenza fondamentale sulla scelta dei videogiochi per i propri figli.

Questo è ciò che dice la ricerca Play Smart, Play Safe (che, in italiano, si potrebbe tradurre in gioco intelligente, gioco sicuro) promossa da Microsoft. Sarà vero? Speriamo di sì (e che la percentuale aumenti fino al 100%).

Quattromila genitori di quattro nazioni europee sono stati interpellati sulle proprie attitudini in relazione a problematiche riguardanti i videogiochi. Il 71% ha espresso preoccupazione circa i contenuti, anche se la maggioranza dei genitori ritiene di essere sufficientemente informata sui controlli integrati nelle console di gioco e nei sistemi operativi.

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Con alcol e droga pena più severa

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Un giovane è stato condannato per omicidio doloso, dopo aver causato un incidente mortale.

La prevenzione e i controlli sulla strada rimangono l’arma migliore per combattere il fenomeno della guida sotto l’effetto di un cocktail di droga e alcol. Anche una maggiore severità nel punire, i colpevoli può essere salutata positivamente.
Va pertanto segnalato il provvedimento con il quale un giudice dell’Italia meridionale ha applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un giovane che si era messo alla guida in stato di ebbrezza e sotto l’influsso di stupefacenti. Egli aveva investito in pieno un’automobile proveniente dalla direzione opposta, provocando la morte di tre persone.

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Il diritto del nonni di stare coi nipoti

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Una sentenza della cassazione ha dato ragione agli anziani genitori di una mamma che impediva la visita ai suoi bimbi. Un caso limite? Non proprio.

I nonni hanno diritto di vedere i loro nipoti anche se i genitori non vogliono?

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Io nonno per mestiere per aiutare i nostri figli che lavorano

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Quattro nipotine di età comprese tra i 3 anni e mezzo e gli otto e mezzo, due per ciascuno dei due figli (un maschio e una femmina). E tutti, figlio, figlia, genero e nuora impegnati nel lavoro: il “mestiere” di nonni per Giampaolo Rossi e per la moglie Gianna inizia al mattino molto presto e prosegue lungo la giornata in un tempo cadenzato dagli orari di apértura e chiusura delle scuole, materne e elementari. «Se non ci fosse la nostra disponibilità, dovrebbero fare ricorso alla babysitter», osserva Giampaolo Rossi.

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Sicuri nel Social Network

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I servizi di Social Network sono estremamente diffusi e, in genere, prevedono che i ragazzi compilino dei profili, con informazioni che comprendono foto, video e dati personali (nome, indirizzo e numero di cellulare).

I ragazzi usano i Social Network per contattare coetanei che si trovano dall’altra parte del mondo o che vedono tutti i giorni nei corridoi della scuola. Questo può aiutare i ragazzi a esprimere le proprie emozioni oppure ottenere informazioni su altri coetanei incontrati a scuola o a una festa. Purtroppo, però, le informazioni che i ragazzi inseriscono nelle pagine Web sono accessibili a chiunque disponga di un accesso a Internet e potrebbero essere utilizzate da malintenzionati.

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Un’alleanza tecnologica per vigilare sui minori e contrastare la pedopornografia

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Tra Microsoft e Polizia Postale e delle Comunicazioni è stata avviata, dal 2006, una collaborazione per contrastare la pedopornografia on-line.

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Papà che non sfidano

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Divertirsi con i figli ai videogame non è solo un’opportunità pedagogica, ma aiuta a conoscere meglio i contenuti dei giochi, per scegliere quelli più adatti a loro. Il disinteresse mostrato dai genitori nei confronti dei videogiochi, passatempi ai quali tendono, molto frequentemente, a delegare funzioni di baby-sitting. Nell’ultimo rilevamento Ap/Aol Game è risultato che, in America, il 43% dei genitori abbandonano i figli davanti alla console e che solo il 30% prende in mano il controller di gioco per sfidarli (ma non più di un’ora a settimana). Lasciandoli giocare da soli, si perde però un’occasione per condividere momenti di svago insieme ai propri figli.

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Scelte più consapevoli grazie al sistema PEGI

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Come per i film, in Italia i videogiochi sono classificati affinchè i genitori sappiano sempre se un gioco è adatto ai loro figli. La classificazione si basa su alcuni fattori, come la presenza di contenuti per adulti quali scene di nudo o sesso.

Anche in Italia, come in molti Paesi europei, è stato adottato il sistema di classificazione PEGI (Pan-European Game Information – Informazioni paneuropee sul gioco). PEGI nasce nel 2003 per aiutare i genitori a prendere decisioni consapevoli sull’acquisto di videogame per i loro figli. In Italia le etichette PEGI vengono assegnate ai giochi considerati adatti ai ragazzi di età inferiore ai 18 anni.

Le classificazioni PEGI sono suddivise in due tipologie: un simbolo di classificazione per età (apposto sul fronte della confezione) che indica la fascia cui è adatto un gioco e un descrittore del contenuto (sul retro della confezione) che indica i fattori che hanno determinato la classificazione.
Pertanto, per comprendere appieno il contenuto di un gioco è importante guardare entrambi i lati della confezione.

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