Riproviamoci papà

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Mestiere difficile, quello del papà. Prima gli è stato rimproverato di essere assente, di delegare l’educazione alla mamma, di preoccuparsi eccessivamente se non esclusivamente delle questioni materiali (portare a casa lo stipendio) o di sè stesso (vedi le immodificabili abitudini di uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobby, come quando si era ancora single).

Poi, quando le cose sono cambiate, anche il capo d’imputazione è cambiato: il papà sarebbe diventato troppo amico, si sarebbe fatto troppo vicino ai propri figli, perdendo in autorevolezza e in capacità di trasmettere il senso del rispetto per le regole della vita.
Strattonato ora di qua ora di là, il papà del terzo millennio appare ragionevolmente disorientato e anche un pò frustrato, come chi ha tanta buona volontà, ci mette impegno ed energie, ma non sa più che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.

“Orfani di padre” e “Il padre spodestato” sono i titoli il primo di un romanzo e il secondo di un saggio usciti di recente che fotografano con efficacia la situazione.

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Primi passi dei nostri figli nel mondo di Internet

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Gli strumenti per iniziare un dialogo con i nostri figli, che è poi l’unico vero modo che ci permette di continuare a fare i genitori anche quando loro sono on line, ci sono.

Bisogna imparare a conoscerli.

Francesca Di Massimo, 37 anni, è mamma di due bimbi (una bimba di 7 anni e un bimbo di 4), ma è anche l’ingegnere della Microsoft responsabile del programma Sicuramenteweb, dedicato alla tutela dei ragazzi che navigano in Rete. Di seguito una breve intervista:

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Introduzione ai videogiochi e web (una guida per la famiglia)

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Uno degli aspetti distintivi e potenzialmente più rischiosi del mondo d’oggi, è la barriera culturale fra generazioni, che rende difficile un confronto per via della differente capacità di usare e gestire il vasto insieme di strumenti digitali, dai computer a Internet.

Con il convergere dei mondi dell’informatica, delle telecomunicazioni, dell’elettronica di consumo e dell’editoria siamo entrati in una fase fortemente innovativa, nella quale molti vedono l’affermarsi di nuovi stili di vita digitali, con importanti conseguenze nel comportamento individuale e collettivo e nel rapporto fra le persone.

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Una guida per la famiglia i Videogiochi e web

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Secondo recenti indagini nell’ambito dell’Unione europea le persone dai 16 ai 49 anni passano davanti ai videogiochi almeno lo stesso tempo che passano davanti alla TV e se si mette in conto anche Internet, il sorpasso sulla televisione è ormai netto.
La materia dei videogiochi e del web è oggi interessata da un dibattito vivacissimo: quali sono i processi cognitivi e l’impatto sulla crescita intellettiva e culturale? Cosa ne è della creatività, dello spirito analitico, della sodalità?
E prima di tutto: quali rischi esistono sull’integrità psicologica e fisica dei nostri figli? Con l’iniziativa pensata da Famiglia Cristiana e Microsoft sull’argomento, che continua con questo secondo inserto, vogliamo sia sollecitare l’interesse sia stimolare la discussione.

Entrambi gli obiettivi sono necessari contro il rischio più grosso che è proprio quello: del lasciare i giovani soli e della spaccatura generazionale.

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Tutto sotto controllo di mamma e papà

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Due terzi dei genitori italiani, francesi, inglesi e tedeschi sostengono di esercitare un’influenza fondamentale sulla scelta dei videogiochi per i propri figli.

Questo è ciò che dice la ricerca Play Smart, Play Safe (che, in italiano, si potrebbe tradurre in gioco intelligente, gioco sicuro) promossa da Microsoft. Sarà vero? Speriamo di sì (e che la percentuale aumenti fino al 100%).

Quattromila genitori di quattro nazioni europee sono stati interpellati sulle proprie attitudini in relazione a problematiche riguardanti i videogiochi. Il 71% ha espresso preoccupazione circa i contenuti, anche se la maggioranza dei genitori ritiene di essere sufficientemente informata sui controlli integrati nelle console di gioco e nei sistemi operativi.

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Sicuri nel Social Network

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I servizi di Social Network sono estremamente diffusi e, in genere, prevedono che i ragazzi compilino dei profili, con informazioni che comprendono foto, video e dati personali (nome, indirizzo e numero di cellulare).

I ragazzi usano i Social Network per contattare coetanei che si trovano dall’altra parte del mondo o che vedono tutti i giorni nei corridoi della scuola. Questo può aiutare i ragazzi a esprimere le proprie emozioni oppure ottenere informazioni su altri coetanei incontrati a scuola o a una festa. Purtroppo, però, le informazioni che i ragazzi inseriscono nelle pagine Web sono accessibili a chiunque disponga di un accesso a Internet e potrebbero essere utilizzate da malintenzionati.

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Papà che non sfidano

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Divertirsi con i figli ai videogame non è solo un’opportunità pedagogica, ma aiuta a conoscere meglio i contenuti dei giochi, per scegliere quelli più adatti a loro. Il disinteresse mostrato dai genitori nei confronti dei videogiochi, passatempi ai quali tendono, molto frequentemente, a delegare funzioni di baby-sitting. Nell’ultimo rilevamento Ap/Aol Game è risultato che, in America, il 43% dei genitori abbandonano i figli davanti alla console e che solo il 30% prende in mano il controller di gioco per sfidarli (ma non più di un’ora a settimana). Lasciandoli giocare da soli, si perde però un’occasione per condividere momenti di svago insieme ai propri figli.

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Scelte più consapevoli grazie al sistema PEGI

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Come per i film, in Italia i videogiochi sono classificati affinchè i genitori sappiano sempre se un gioco è adatto ai loro figli. La classificazione si basa su alcuni fattori, come la presenza di contenuti per adulti quali scene di nudo o sesso.

Anche in Italia, come in molti Paesi europei, è stato adottato il sistema di classificazione PEGI (Pan-European Game Information - Informazioni paneuropee sul gioco). PEGI nasce nel 2003 per aiutare i genitori a prendere decisioni consapevoli sull’acquisto di videogame per i loro figli. In Italia le etichette PEGI vengono assegnate ai giochi considerati adatti ai ragazzi di età inferiore ai 18 anni.

Le classificazioni PEGI sono suddivise in due tipologie: un simbolo di classificazione per età (apposto sul fronte della confezione) che indica la fascia cui è adatto un gioco e un descrittore del contenuto (sul retro della confezione) che indica i fattori che hanno determinato la classificazione.
Pertanto, per comprendere appieno il contenuto di un gioco è importante guardare entrambi i lati della confezione.

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Il gioco è bello quando Papà sceglie quanto dura!

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Ancora una e poi smetto: ogni mamma o papà che abbia regalato un videogioco ai figli, conosce bene questa risposta che, tradotta in termini pratici, comporta la prosecuzione della sessione di gioco a tempo indeterminato, o fino alla minaccia concreta di premere il tasto di spegnimento.

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