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	<title>I Colori della Tenerezza</title>
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	<description>Orizzonti di speranza per il futuro della famiglia</description>
	<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 07:54:50 +0000</pubDate>
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		<title>Mostra di pittura personale</title>
		<link>http://www.icoloridellatenerezza.it/2011/04/26/mostra-di-pittura-personale/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 07:42:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[>> Quadri e Poesie]]></category>

		<category><![CDATA[Spazio Blog]]></category>

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		<description><![CDATA[Anna Stevani presenta la sua nuova collezione &#8220;Abbagli&#8221; ad Alghero (SS)
dal 8 al 12 giugno 2011.
Villa Mosca via Gramsci, 17 07041 Alghero 

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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Anna Stevani </strong>presenta la sua nuova collezione &#8220;Abbagli&#8221; ad Alghero (SS)<br />
dal <strong>8 al 12 giugno 2011.</strong></p>
<p><strong>Villa Mosca via Gramsci, 17 07041 Alghero </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-241" title="anna-stevani-1" src="http://www.icoloridellatenerezza.it/wp-content/uploads/2011/04/anna-stevani-1.jpg" alt="anna-stevani-1" width="470" height="636" /></p>
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		<title>Il nuovo libro di Anna Stevani e Tarcisia Delrio</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 07:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[>> Quadri e Poesie]]></category>

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		<description><![CDATA[La famiglia:«espressione di fedeltà nel “per sempre”». Il nuovo libro di Anna Stevani e Tarcisia Delrio. 
Un’apertura che si incarna nella famiglia e nella casa intesa come  luogo di grazia e d’incontro, ma anche zona d’ombra, di matrimoni finiti  e di affetti spezzati: è questo il filo conduttore del libro,  Chiaroscuri della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><span class="contentpagetitle">La famiglia:«espressione di fedeltà nel “per sempre”». Il nuovo libro di Anna Stevani e Tarcisia Delrio. </span></h3>
<p>Un’apertura che si incarna nella famiglia e nella casa intesa come  luogo di grazia e d’incontro, ma anche zona d’ombra, di matrimoni finiti  e di affetti spezzati: è questo il filo conduttore del libro,  Chiaroscuri della Famiglia.  Quale futuro? (Edizioni OCD).</p>
<p>Ne sono autrici Anna Stevani e Tarcisia Delrio, rispettivamente  pittrice e poetessa che si interrogano sul ruolo della famiglia oggi, in  una società particolarmente complessa.<br />
«La casa rappresenta la  famiglia – afferma Tarcisia Delrio – dai possibili ostacoli e le  sofferenze della quotidianità, la notte (nella prima parte del libro),  alla speranza e alla tenerezza del giorno (nella seconda parte)».<br />
I  “Chiaroscuri” identificano quindi il vissuto dell’oggi all’interno della  famiglia. «Si stanno sgretolando i valori – riflette Anna Stevani – di  stabilità, di fedeltà e di unità».</p>
<p>Nel libro si parla di giorno e notte per parlare dell’amore.<br />
«Con  l’aiuto dell’arte – continua l&#8217; artista Delrio – abbiamo messo in  evidenza che oggi l’amore viene vissuto egoisticamente, come momento di  attrazione, di sesso e di piacere». Nel libro si cerca però anche di  fare delle proposte affinché le coppie possano condividere un cammino  insieme ad altre coppie che si trovano a fare lo stesso percorso. «La  famiglia nella sua bellezza – afferma la poetessa – è creatura di Dio ed  è espressione di fedeltà nel “per sempre”».<br />
L’ultimo quadro del libro ha per titolo “il futuro del giorno”.  Un futuro complesso si prospetta oggi per la famiglia, soprattutto per  le giovani coppie che, desiderosi di intraprendere questo meraviglioso  percorso, si trovano spesso in difficoltà e non sanno comprendere il  significato di un vero rapporto d’Amore.</p>
<p>Le autrici desiderano in  questo testo ridare fiducia alle giovani coppie, affinché possano  rinascere e ritrovare la fiducia nel Signore. Il libro, attraverso  l’arte della pittura e della poesia e anche dei riferimenti biblici,  vuole essere stimolo e occasione di riflessioni per gruppi di giovani  che si preparano a vivere un percorso di amore, oppure per gli sposi  come aiuto a superare le «difficoltà della notte e arrivare alle  soddisfazioni e alle gioie del giorno».</p>
<p>Il libro è stato presentato a  Mestre (Ve), lo scorso 11 settembre, in occasione dell’inaugurazione  della mostra pittorica e delle poesie che hanno avuto per tema i  Charoscuri della famiglia. All’inaugurazione è intervenuto, oltre alle  due Autrici, mons. Carlo Rocchetta, ideatore del centro familiare “Casa  della Tenerezza”, che ha anche curato la prefazione del libro.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Tratto da un articolo di Francesco Vitale per il Corriere Salentino</em></p>
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		<title>Il primo “Fiuggi Family festival”. Bilanci e progetti</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 10:36:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Film sulla vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[La rassegna organizzata nella località termale doveva essere “un atto d’amore per la famiglia”. promessa mantenuta.
Le famiglie italiane non vanno più negli stadi, ma c’è ancora un luogo dove amano ritrovarsi: il cinema. Eppure, fino a oggi, fra i quasi cento festival cinematografici che si svolgono ogni anno in Italia, mancava una manifestazione dedicata alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La rassegna organizzata nella località termale doveva essere <strong>“un atto d’amore per la famiglia”</strong>. promessa mantenuta.<br />
<strong>Le famiglie italiane</strong> non vanno più negli stadi, ma c’è ancora <strong>un luogo dove amano ritrovarsi: il cinema. </strong>Eppure, fino a oggi, fra i quasi cento festival cinematografici che si svolgono ogni anno in Italia, mancava una manifestazione dedicata alla famiglia.<br />
<span id="more-103"></span><br />
La lacuna è stata colmata dal Fiuggi Family festival, che si è svolto nella località termale. È stato un festival cinematografico diverso dal solito: senza divi e passerelle.<br />
Abbiamo analizzato i dati del boxoffice degli ultimi anni e abbiamo constatato che. i più grandi successi della storia del cinema sono quasi tutti inscrivibili nel genere  “film per la famiglia”.<br />
E ora nasce Family Tube<br />
L’ambizione degli organizzatori è stata anche quella di creare un luogo di incontro e dialogo fra il pubblico e i produttori di film, cartoni animati, programmi televisivi per ragazzi, videogiochi. «Oggi le famiglie», , «consumano intrattenimento su tutte le piattaforme: il cinema, la televisione, i telefonini e i computer. Chi consuma e produce intrattenimento deve dialogare.</p>
<p>Per Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro internazionale studi famiglia) «questo momento di dialogo è stato apprezzabile e l’auspicio è che si creino occasioni simili di confronto e ascolto più stabili nel tempo tra le famiglie e chi inventa, produce e distribuisce programmi per i ragazzi».<br />
Fabio Fabi, direttore artistico del festival, ha anche annunciato la nascita, entro la fine dell’anno, di FamilyTube, un portale Internet ispirato dai diffusissimo YouTube, nel quale possano trovare spazio ed essere condivise «testimonianze e realizzazioni artistiche prodotte dalle famiglie italiane».</p>
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		<title>Una storia romantica di Antonio Scurati</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Nov 2008 10:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Film sulla vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ questo un libro sulle cinque giornate di Milano ma è anche la storia di una passione semintale
“perché l’amore oggi è una delle forme più avanzate d’impegno civico”
A leggere l’ultimo poderoso romanzo di Antonio Scurati, classe 1969, si ha la sensazione di uno scrittore lontano anni luce dai colleghi della sua generazione. Una storia romantica,  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ questo un libro sulle cinque giornate di Milano ma è anche la storia di una passione semintale<br />
<strong>“perché l’amore oggi è una delle forme più avanzate d’impegno civico”</strong><br />
A leggere l’ultimo poderoso romanzo di Antonio Scurati, classe 1969, si ha la sensazione di uno scrittore lontano anni luce dai colleghi della sua generazione. Una storia romantica,  è un libro impegnato, anzi, uno dei romanzi più impegnati pubblicati negli ultimi anni, ammette Scurati, sia dal punto di vista formale, sia dei contenuti.</p>
<p><span id="more-102"></span><br />
In una società in cui altri linguaggi sono egemoni, primo fra tutti quello televisivo, ho voluto recuperare l’idea di romanzo popolare, cioè di una scrittura che sappia comunicare, scuotere il lettore, cambiarlo, renderlo partecipe di un’esperienza, fargli conoscere qualcosa di nuovo».</p>
<p>Una storia romatica è un romanzo civile, con una accurata ricostruzione delle Cinque Giornate di Milano, frutto di anni di attente ricerche storiche, da un lato il racconto di una violenta passione amorosa, dall’altro il resoconto quasi cronachistico delle battaglie contro l’invasore austriaco.</p>
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		<title>Sulle strade scegliere la vita. (campagna sulla sicurezza stradale rivolta ai giovani).</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Oct 2008 19:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Devianze]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ nato il progetto “prendi la vita al volo” che si propone non tanto di trovare soluzioni immediate, ma di fornire un quadro informativo  sulle conseguenze che derivano dai comportamenti a rischio, cercando di far capire che i modelli vincenti della nostra società non sono quelli che mettono a rischio la vita, ma quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ nato il progetto “prendi la vita al volo” che si propone non tanto di trovare soluzioni immediate, ma di fornire un quadro informativo  sulle conseguenze che derivano dai comportamenti a rischio, cercando di far capire che i modelli vincenti della nostra società non sono quelli che mettono a rischio la vita, ma quelli che la impegnano in progetti di solidarietà condivisa».</p>
<p><strong>Contro alcol e droga.</strong></p>
<p>La prima fase dell’iniziativa è stata la realizzazione di un opuscolo informativo di 66 pagine e di un cd-rom che illustrano gli effetti dell’alcol e delle droghe sulla guida, forniscono informazioni sulle associazioni che si occupano di sicurezza stradale, portano testimonianze di chi ha perso un parente o un amico in un incidente. Il volume è stato distribuito a tutti gli iscritti alle scuole guida.</p>
<p>Il progetto si è allargato ora con l’allestimento di una mostra itinerante, di un video e di un sito Internet, attraverso i quali viene proposta una riflessione sul valore della vita e della solidarietà e stimolata una partecipazione alle iniziative avanzate dal mondo del volontariato.<br />
Csv, Centro di servizio per il volontariato, via Mazzini 3 - 12100 Cuneo.</p>
<p>telefono 0171/60.56.60</p>
<p>email segreteria@csvsocsolidale.it</p>
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		<title>Riproviamoci papà</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 20:23:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Aspetto educativo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mestiere difficile, quello del papà. Prima gli è stato rimproverato di essere assente, di delegare l’educazione alla mamma, di preoccuparsi eccessivamente se non esclusivamente delle questioni materiali (portare a casa lo stipendio) o di sè stesso (vedi le immodificabili abitudini di uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobby, come quando si era ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mestiere difficile, quello del papà. Prima gli è stato rimproverato di essere assente, di delegare l’educazione alla mamma, di preoccuparsi eccessivamente se non esclusivamente delle questioni materiali (portare a casa lo stipendio) o di sè stesso (vedi le immodificabili abitudini di uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobby, come quando si era ancora single).</p>
<p>Poi, quando le cose sono cambiate, anche il capo d’imputazione è cambiato: il papà sarebbe diventato troppo amico, si sarebbe fatto troppo vicino ai propri figli, perdendo in autorevolezza e in capacità di trasmettere il senso del rispetto per le regole della vita.<br />
Strattonato ora di qua ora di là, il papà del terzo millennio appare ragionevolmente disorientato e anche un pò frustrato, come chi ha tanta buona volontà, ci mette impegno ed energie, ma non sa più che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.</p>
<p>“Orfani di padre” e “Il padre spodestato” sono i titoli il primo di un romanzo e il secondo di un saggio usciti di recente che fotografano con efficacia la situazione.</p>
<p><span id="more-87"></span></p>
<p><strong>Mestiere difficile, quello del papà, si diceva. </strong></p>
<p>Eppure mestiere necessario e insostituibile, come dimostra ma non è certo la prima nè sarà l’ultima prova.<br />
Un’indagine dell’Istituo Lard condotta su 8.000 giovani fra i 15 e i 34 anni: alla domanda:<br />
Di chi vi fidate?, la grande maggioranza ha risposto indicando la famiglia e in modo particolare la figura del padre, quanto e più quella degli amici.<br />
È il caso di rimboccarci le maniche, di ritentare di stabilire un rapporto costruttivo, positivo e corretto con i propri figli.</p>
<p><strong>Papà di tutto il mondo, riprovateci!</strong></p>
<p>Pare di sentire la risposta: sì, ma come? Partendo da che cosa? Ispirandosi a quali valori, riferimenti e modelli?</p>
<p>Semplice: il punto di partenza è qualcosa che ogni uomo porta dentro di sè, vale a dire l’istinto paterno. Siamo abituati a parlare di istinto materno, molto meno del suo corrispettivo maschile.<br />
Eppure è proprio dalla sua riscoperta che può arrivare un orientamento fondamentale per l’educazione dei propri ragazzi, come ricorda in maniera brillante lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli nel libro Cuore di papà.</p>
<p><strong>Lo stile educativo dell’uomo.</strong></p>
<p>Non è semplice essere padre oggi, anche perchè si rischia di farsi travolgere dai sentimenti, dice Linus, popolare direttore di Radio Dee-jay, papà di Filippo, 11 anni, e Michele, 4 anni.<br />
“Ho sempre cercato di seguire l’istinto, sintesi dell’esempio che abbiamo avuto dai nostri genitori e dei nostri progetti educativi. Confesso che, a volte, mi sento un più debole, se mi confronto con i miei genitori, e percepisco di avere un rapporto di maggiore complicità, che rende anche difficile assumere il ruolo del cattivo.<br />
Eppure, nonostante tutte le difficoltà, noto con sollievo che l’istinto paterno mi ha permesso di far crescere serenamente Filippo e Michele: sono contento del fatto che abbiano assorbito alcuni valori, primo fra tutti, quello del rispetto degli altri”.<br />
Nella sua esperienza il conduttore ha osservato come padre e madre tendano, quasi naturalmente, a distribuirsi i compiti educativi.</p>
<p>”Mia moglie segue maggiormente i nostri figli nel loro cammino personale e scolastico, io invece sono il loro compagno di giochi, passioni, attività del tempo libero. Ognuno ha la sua funzione, l’importante è guardare nella stessa direzione per non mandare segnali contraddittori. Ad esempio, avreste mai detto che il più grande, di 11 anni, non ha ancora il cellulare? Io e mia moglie abbiamo ritenuto giusto così, spiega Linus, e lui ha accettato.<br />
Credo che vivere nell’eccessivo agio non aiuti a crescere: come io ho ottenuto quello che ho con il sudore, così vorrei che fosse anche per loro”.</p>
<p><strong>C’è chi  impara dagli errori</strong></p>
<p>Di un istinto paterno parla anche Yuri Chechi, il signore degli anelli, ex campione italiano della ginnastica, padre di Dimitri, 4 anni, e Anastasia, 2 anni. “Seguire l’istinto, dice Chechi, significa per me anzitutto imparare dagli errori, cercare di migliorarmi continuamente e soprattutto testimoniare con il comportamento quello che voglio insegnare: in sostanza, cerco di mettere in pratica quello che dico a parole.<br />
Anche per l’ex campione esiste un modo maschile di educare, diverso da quello femminile: è un fatto genetico, naturale.</p>
<p>Con mia moglie siamo molto uniti nel voler insegnare alcune cose, ma noto che lei a volte si fa imbambolare, nel senso che tende a mettere sempre e comunque in primo piano l’aspetto della dolcezza e della comprensione.</p>
<p>Ora, io sento di provare per i miei figli un amore incondizionato, mai provato prima, ma proprio per questo mi impegno a dargli alcune regole, sulle quali non transigo.<br />
Maestro, quando gareggiava, nello spostare sempre più in là i traguardi da raggiungere, ora fa lo stesso con i suoi bambini, esortandoli a dare sempre il meglio di sè. Per me è stato così, vorrei lo fosse anche per loro.</p>
<p><em>Paolo Perazzolo</em></p>
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		<title>Quando procreazione fa rima con aberrazione</title>
		<link>http://www.icoloridellatenerezza.it/2008/09/28/quando-procreazione-fa-rima-con-aberrazione/</link>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 19:06:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Devianze]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ cresciuto l’interesse, testimoniato da convegni e dibattiti, sullo studio delle devianze, che, a livello mondiale, sono notevolmente aumentate, soprattutto nei giovani.
Spesso si formano nella società due schiere contrapposte, da una parte coloro che si limitano a giudicare e condannare, creando unicamente delle barriere e un odio sociale verso i “diversi”.
Dall’altra, per fortuna, sono aumentate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ cresciuto l’interesse, testimoniato da convegni e dibattiti, sullo studio delle devianze, che, a livello mondiale, sono notevolmente aumentate, soprattutto nei giovani.<br />
Spesso si formano nella società due schiere contrapposte, da una parte coloro che si limitano a giudicare e condannare, creando unicamente delle barriere e un odio sociale verso i “diversi”.<br />
Dall’altra, per fortuna, sono aumentate le associazioni, che con un impegno sociale e concreto portano avanti il principio che Dio ci ha affidato: <strong>Tutti dobbiamo accoglierci e aiutarci</strong>.<br />
Solo uomini di speranza possono far nascere anche nel “diverso” la responsabilità delle azioni e la consapevolezza della dignità come figlio di Dio.</p>
<p><span id="more-73"></span></p>
<p><strong>Quando procreazione fa rima con aberrazione.</strong></p>
<p>Negli Stati Uniti un uomo di nome Thomas Beatie, che era una donna e si è poi sottoposto a un intervento chirurgico per cambiare sesso, ora aspetta un figlio.<br />
Il transessuale è una persona in crisi sulla propria identità maschile o femminile: fisicamente è uomo, ma si sente psicologicamente donna o, viceversa, fisicamente è uomo ma si sperimenta donna. Per superare questa dissociazione, molti si sottopongono al cosiddetto cambiamento del sesso mediante procedure mediche e chirurgiche. La condizione transessuale è una questione seria, basti pensare alle discriminazioni ed emarginazioni che queste persone subiscono e che portano a volte anche al suicidio.</p>
<p>Questa storia, però, non ha proprio nulla di serio. Non lo è sul piano individuale:  è diventato uomo, ma ha voluto rimanere anche donna; infatti ha mantenuto l’apparato riproduttivo femminile (utero e ovaie). Non è nulla di serio sul piano matrimoniale, dove gioca il molo di uomo e di donna fino a iniziare una gravidanza, presentandosi ora all’opinione pubblica con il primato dell’uomo “incinto”.<br />
Dal punto di vista medico, tutto questo è possibile, basta trovare operatori che si mettono al servizio di simili follie. Dal punto di vista morale, tutto questo è aberrante e per comprenderlo non c’è bisogno di scomodare l’etica cattolica e nemmeno una qualsiasi etica, anche la più permissiva. Basta il buonsenso.</p>
<p>Proviamo a metterci dalla parte del nascituro.</p>
<p>Egli trova un padre che è anche colui che l’ha partorito come donna; in seguito vorrà conoscere - come è suo diritto - anche il donatore del seme, che è stato comperato al mercato, come un qualsiasi altro oggetto. Cosa vorrà dire per questo bambino (o bambina) avere un padre e una madre? Come potrà crescere in questo labirinto di identificazioni verso persone così strane e incomprensibili anche all’adulto più scettico? Questa storia è un cumulo di disvalori individuali, matrimoniali e procreativi; tradisce profonde esigenze morali senza le quali non esiste una civiltà umana degna di questo nome.</p>
<p><em>Lucia Lorenzetti</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Shall we dance?</title>
		<link>http://www.icoloridellatenerezza.it/2008/09/25/shall-we-dance/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Film sulla vita di coppia]]></category>

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		<description><![CDATA[Titolo del film: &#8220;Shall we dance?&#8221; 
Luogo e anno: 2004
Regia: Peter Chelsom
Protagonisti: Richard Gere, Jennifer Lopez , Susan Sarandon, Stanley Tucci
Commento:
Ma l’amore vero è un’altra cosa&#8230; Davanti all’insoddisfazione di un rapporto, fuggire non serve: “E’ meglio chiedersi cosa c’è da cambiare in se stessi”. Li chiamano “tradimenti omeopatici servirebbero paradossalmente a mantenere stabile il rapporto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Titolo del film: <strong>&#8220;Shall we dance?&#8221; </strong></p>
<p>Luogo e anno: <strong>2004</strong></p>
<p>Regia: Peter Chelsom</p>
<p>Protagonisti: Richard Gere, Jennifer Lopez , Susan Sarandon, Stanley Tucci</p>
<p>Commento:<br />
Ma l’amore vero è un’altra cosa&#8230; Davanti all’insoddisfazione di un rapporto, fuggire non serve: “E’ meglio chiedersi cosa c’è da cambiare in se stessi”. Li chiamano “tradimenti omeopatici servirebbero paradossalmente a mantenere stabile il rapporto, con la funzione di curare l’amore attraverso la sua stessa rottura, proprio come la medicina omeopatica. Aiuterebbero a compensare i vuoti del rapporto principale, a vivere l’intimità perduta.<br />
<span id="more-99"></span><br />
Di altro tipo sono le <strong>polifedeltà</strong>, specialità degli eterni fanciulli che pensano in tutta tranquillità di poter amare più di una persona allo stesso momento e con la stessa intensità.<br />
Altri, uomini e donne, seduti al computer, si abbandonano al gioco delle conoscenze in un luogo sicuro in cui si può scegliere di essere come si vuole e svelare solo gli aspetti migliori di se o quelli che si vorrebbe avere.<br />
La situazione in “Shall we dance?” è quella di un maturo Richard Gere, marito, avvocato di successo, che cerca nel ballo l’evasione da incomprensioni e routine matrimoniali. Ma non cede alle lusinghe della giovane insegnante, piuttosto riscopre l’amore per la moglie troppo in carriera che a sua volta, magnanima, comprende il suo desiderio di cambiamento della vita di coppia.<br />
Il vero senso dell’amore non è colmare le solitudini o iniettarci una dose di sensazioni, ma andare oltre i confini del nostro piccolo mondo narcisistico per allargarsi all’orizzonte di un incontro libero, autentico e duraturo.</p>
<p><em>A cura di Renata Maderna e Orsola Vetri</em></p>
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		<title>Il rispetto ormai non lo si insegna più</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Violenza. Ultima arma]]></category>

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		<description><![CDATA[In qualunque posto ci troviamo, sempre più spesso incontriamo uomini donne e ragazzi che non hanno nessun rispetto per gli altri.
Non solo alla posta o al supermercato ma anche nella sala d’aspetto del dottore o alla fermata del Bus. Sempre più l’educazione è latitante. Ragazzini o adolescenti non hanno idea di che cosa significhi la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In qualunque posto ci troviamo, sempre più spesso incontriamo uomini donne e ragazzi che non hanno nessun rispetto per gli altri.<br />
Non solo alla posta o al supermercato ma anche nella sala d’aspetto del dottore o alla fermata del Bus. Sempre più l’educazione è latitante. Ragazzini o adolescenti non hanno idea di che cosa significhi la parola rispetto.</p>
<p>Molte colpe sono da imputare al nuovo modello di famiglia italiana. Una delle negligenze più gravi della maggior parte delle famiglie italiane è quella di non sapere più educare, cioè saper tirare fuori il meglio di sé dai propri figli. <strong>I genitori non trasmettono più regole ai loro figli</strong>.</p>
<p><span id="more-97"></span></p>
<p>Ci sono signore sconsolate perché i ragazzi hanno rubato loro il posto sul tram, insegnanti che non si rassegnano a vedere ragazzine masticare la cicca, padri e madri che non si capacitano a vedere ragazzine vestite in maniera scollacciata, magari con a fianco la madre drammaticamente agghindata allo stesso modo.<br />
Del resto basta accendere la Tv per capire che la volgarità ormai è diventato il contenuto principale della maggior parte dei programmi.<br />
Maggiore imputata proprio la Tv, che ormai ha rinunciato a qualsiasi senso del pudore.</p>
<p>Ormai non si capisce più se sia la Tv specchio dell’Italia o l’Italia specchio della Tv Un’attitudine che non risparmia nessun aspetto del nostro Paese, dalla strada allo sport; «I giocatori italiani sono, per gestualità e linguaggio, i più maleducati», fatto sta che la volgarità impazza. E sale. Sale fino agli scranni del Parlamento.</p>
<p><em>(Don Antonio Mazzi)</em></p>
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		<title>Una ricerca del Censis dimostra che gli anziani hanno molto da fare e da dare</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Sep 2008 10:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Anna Stevani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Nonni nella famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma chi l’ha detto che siamo un peso?
La longevità può essere una grande occasione, come svela l’esperienza di un’ottantina di nonni e nonne che sono rinati dopo aver frequentato i corsi dell’Agorà di Padova.
L’avanzata dei “patriarchi di massa” disorienta e spesso spaventa.
Ma campare di più e meglio non può e non deve essere un problema. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ma chi l’ha detto che siamo un peso?</strong><br />
La longevità può essere una grande occasione, come svela l’esperienza di un’ottantina di nonni e nonne che sono rinati dopo aver frequentato i corsi dell’Agorà di Padova.</p>
<p>L’avanzata dei “patriarchi di massa” disorienta e spesso spaventa.<br />
Ma campare di più e meglio non può e non deve essere un problema. Anzi, è una grande opportunità. Lo dimostra una straordinaria esperienza scandagliata da una ricerca del Censis resa nota in questi giorni.<br />
Il cuore dell’indagine riguarda la vita di un’ottantina tra nonne e nonni di Padova che frequentano l’Agorà di Civitas Vitae che, non a caso, si chiama “Laboratorio della terza età protagonista”, un’iniziativa della Fondazione Opera Immacolata Concezione.</p>
<p>Gli anziani “osservati” dai ricercatori del Censis non si limitano a occuparsi dei nipoti e a trascorrere le giornate in ozio magari guardando la televisione, ma hanno intrapreso nuovi progetti, e non solo per passare il tempo: svolgono infatti varie attività di gruppo che li portano a essere protagonisti attivi. Per esempio, collaborano a un progetto di sostegno ai giovani con disagio sociale e carenze educative; aiutano la biblioteca di quartiere e portano avanti una decina di altre “missioni” utilissime, tra cui anche la realizzazione di un sito Internet (<a title="agorà terza età" href="http://ww.agoraterzaeta.it" target="_blank">www.agoraterzaeta.it</a>).</p>
<p><span id="more-94"></span></p>
<p>Confrontando lo “stato d’animo” dei nonni attivi con quello dei nonni normali, il Censis ha scoperto un tesoro di energie e di benessere insospettabile. Coloro che sono impegnati nell’Agorà, per esempio, hanno più amici, una maggiore autostima, sono desiderosi di aiutare gli altri, si lamentano di meno e consumano pochi farmaci.<br />
«Abbiamo verificato che essere attivi incide in maniera significativa sul modo di sentirsi bene», spiega Francesco Maglietta, responsabile di politiche sociali del Censis. «I corsi della “longevità attiva” hanno un effetto positivo sulla riprogettazione di vita, aiutando molti che a un certo punto perdono la voglia di fare, incominciano a deprimersi, avviando quel circolo vizioso che porta alla medicalizzazione della terza età».</p>
<p><strong>La nascita di nuove amicizie</strong></p>
<p><strong></strong>Sono proprio le parole di una nonna che ha partecipato ai corsi a dare un’idea dell’importanza del progetto:<br />
“Prima lavoravo, ma non avevo relazioni sincere con i colleghi e il fatto di essere tanto occupata mi ha impedito di coltivare amicizie fuori. Il corso mi ha dato tranquillità, mi ha fatto fare nuove amicizie, senza competitività. Ognuno di noi è sé stesso e c’è una bella rete di supporto amicale, anche nelle attività del corso; siamo tutti per un intento comune e poi mi insegnano a vestirmi, mi fanno regali o mi accompagnano a comprare capi d’abbigliamento”.<br />
Proprio la ricostruzione di una rete di contatti, di relazioni e di amicizie è uno dei punti più sensibili dello star bene nell’età avanzata. “Avevo delle amiche, ma si sono tutte allontanate”, racconta un’altra anziana. “Ora esco con il gruppo del corso. Mi rendo conto di non aver fatto nulla da giovane e che ho iniziato a vivere ora. Adesso vado all’acquagyim, qualche pomeriggio in palestra”.</p>
<p>A conferma di come gli anziani che frequentano l’Agorà abbiano una vita sociale più attiva e una visione più positiva di sé stessi e della propria condizione, ci sono le testimonianze raccolte dai ricercatori in forma diretta. «Ero in un periodo di lutto», racconta una vedova, «nel buio totale, e un’amica mi ha detto di venire a frequentare i corsi. Avevo bisogno di sicurezza e qui l’ho trovata. Sono rinata, ero morta e sono rinata. Ero persa, ma qui non mi sono più sentita sola. Adesso non ho bisogno di nessuno, ma devo dare tutto quello che ho ricevuto. Prima non riuscivo a capire che cosa fare della mia vita, poi ho capito che non dovevo restare a casa ma aiutare le altre persone intorno a me e questa consapevolezza me l’ha data il corso, la consapevolezza che dovevo essere io a tirare fuori quello che di positivo avevo in me e che potevo dare agli altri»</p>
<p><strong>La forza di ricominciare</strong></p>
<p><strong></strong>Proprio il lutto rappresenta per molti anziani una pericolosa linea di confine tra un prima vissuto nella normalità di una coppia e il dopo della solitudine.<br />
«Quando è morto mio marito non mi volevo più alzare dal letto», spiega un’altra anziana, «per due anni non sono riuscita ad andare nemmeno in giardino, perché sedevamo sempre lì. Il corso mi ha aiutato tantissimo, faccio anche un uso minore di farmaci, prima prendevo molto il Tavor».<br />
«Se il modello dell’Agorà fosse esteso a tutto il Paese», sottolinea Maglietta, «potremmo davvero risolvere molti problemi legati all’invecchiamento della popolazione, a cominciare dall’eccessivo uso dei farmaci nella terza età, come se invecchiare fosse una malattia».<br />
<em><br />
Giuseppe Altamore.</em></p>
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